TAORMINA Ville in Affitto

Ville in Affitto a Taormina

VILLA MONTETAURO Taormina

VILLA SHARM Taormina centro

VILLA GALATEA Taormina

VILLA DEL PARCO Taormina Centro

"...la primavera siciliana comincia a gennaio, e si raccoglie in un bouquet degno di una regina, nel giardino di un mago dove tutto è sbocciato..." Truman Capote

"un sogno per tutte le stagioni" - Monumenti e Chiese - Tradizioni - Taormina (altri cenni storici) - Mappa

Delle varie leggende circa l'origine di Taormina, quella che segue ci sembra, per frequenza di adozione da parte degli storici, quella che più si avvicina alla probabilità. (testi tratti dalla guida del '89 su Taormina edita da Stereorama)

Taormina, adagiata sull’altura del Monte Tauro, in un turbinio fantasmagorico di luci e colori; case ed alberghi nel verde, incastonati nella roccia, quasi un tutt’uno; cale e spiagge incantevoli, golfi e promontori in un mare azzurro e trasparente dalle mille iridescenze; Mazzarò, Schisò, Baia Delle Sirene, Capo Taormina, Isola Bella; su tutto l’imponente scenario dell’Etna, fondale naturale tra i più maestosi e suggestivi al mondo. Parlare di Taormina come la “perla” più rara e preziosa dello Jonio può sembrare scontato o retorico, solo che, per molti aspetti, la realtà supera l’immaginifico; non a caso i più famosi viaggiatori del “Grand Tour” di fine Ottocento ne cantarono le straordinarie bellezze, consacrandola “capitale” del turismo siciliano e stazione di soggiorno privilegiata tra le più celebri del mondo, imponendole quel carisma cosmopolita che ha consentito e consente ad ogni visitatore di vivere Taormina intensamente, in un avvincente susseguirsi di emozioni e vissuti indimenticabili, all’insegna dell’ospitalità più calda dalle radici antiche, in grado di soddisfare appieno ogni esigenza.  

Alberghi rinomati da oltre mezzo secolo ospitano l’high society: Roger Peyrefitte, Truman Capote, Tennessee Williams, Lawrence Olivier e scrittori, poeti, musicisti, attori, stilisti…. 

In questa Taormina, oasi prediletta da milioni di turisti, ognuno vive nella doppia veste di spettatore e di protagonista. Chiese, palazzi, fontane, antiche mura narrano una storia millenaria e gloriosa. Tauro-Moenia, la città sul Monte Tauro, difesa da mura possenti, con la sua Acropoli, e, da estrema difesa, la Rocca di Mola.

Qui Andromaco, intorno al 400 a.C. raccolse i profughi di Naxos gloriosa, umiliata e vinta dall’igordigia espansionistica di Dionigi, tiranno di Siracusa. E poi Romani, Barbari, Saraceni, Bizantini, Signorie e Baronie…Medio Evo, Rinascimento e Barocco, una storia millenaria da leggere in ogni bifora, in ogni lesena, in ogni arco, in ogni bugnato.

Taormina, un luogo che ammalia e rapisce. Verde e fiori ovunque in ogni stagione dell’anno. Viali ombrosi, stradine e scalinate silenziose, variamente colorate e ravvivate dalle numerosissime botteghe artigiane. Pittoreschi angoli e piazzette dove sostare a gustare un “drink” o un buon gelato…Ampie terrazze panoramiche; Corso Umberto, il salotto buono, dalle vetrine lussuose e raffinate: orafi, boutique….bar, pizzerie, ristoranti e locali notturni dove il ricordo della storia passata si fonde ai comfort del turista sempre più esigente.

Taormina, un mondo straordinario da vivere, giorno e notte, attimo per attimo. Clima mite, mare e monti, cultura, arte, spettacolo, folklore, (anche la Neve)

Taormina  “un sogno per tutte le stagioni”.

L’amore per questo luogo ricco di sorprese e intriso di magia nasce spontaneo. Un percorso attento e idagatore attraverso il centro storico rivela il suo valoroso passato. Intorno al 400 a.C. Dionigi di Siracusa espugnò Naxos e ne disperse la popolazione.  Una parte degli esuli, radunata da Andromaco, padre dello storiografo Timeo, fondò una nuova città sulla sommità quasi inaccessibile del monte Tauro (Taurum-moenia).  Sotto Andromaco e Agatocle, Tauromenion riuscì a respingere più volte i Cartaginesi. Entrata nell’orbita di Roma fu “civitas libera et foederata”; godette di particolari privilegi e visse un lungo periodo di pace e di prosperità. Neppure le devastazioni barbariche e le carestie riuscirono a piegarla. Città fortificata tra le più agguerrite della Sicilia orientale fu l’ultima a cadere in mano Saracena (902). Nel 1078 fu restaurato il dominio cristiano ad opera del Normanno Ruggero D’Altavilla. Fu poi la volta della dissennata dinastia Angioina: ancora saccheggi e soprusi feudali. La città si liberò con l’Unità d’Italia e si votò al turismo d’elite (già nel 1855 esisteva l’Hotel Timeo).

Monumenti e Chiese

Teatro (III sec. a.C.) tra i più grandi in Sicilia. Cavea ricavata nella roccia con nove settori di gradinate. Scena orientata a Sud con suggestivo fondale naturale. Orchestra con diametro di 35m. Rifacimento in epoca romana.
Odeon attribuito al periodo aureo in cui Taormina fu “civica libera et foederata”. Cavea divisa in cinque cunei. Già coperto e a volta, sorge a ridosso di un tempio che si presume dedicato ad Apollo l’Arcageta.
Antiquarium sorge nei pressi del “sacellum” greco.
Zecca e Terme adiacenti l’Agorà. Grande cortile con colonne a dischi sovrapposti.
Naumachie resti di un ninfeo.
Duomo edificato nel XV secolo su preesistente basilica normanna, mantiene l'impronta della fortezza. Pianta a croce latina con tre navate. Colonne in marmo rosa di Taormina. Tetto con capriata in legno. Portali del '400 e del '500. Pregevoli opere d'arte all'interno.
Chiesa di S. Giuseppe con facciata a spioventi ondulati e campanile a cuspide.
Chiesa di S. Caterina costruita su parte dell'Odeon e del Tempio Greco. Pregevole facciata barocca. Sculture del '400 e del '700.
Chiesa di S. Antonio (XVI sec.) a navata unica.
Biblioteca edificio del '400 con artistico portale.
Palazzo Ciampoli (1492) eleganti bifore nel prospetto. Portale durazzesco. Tema catalano nel fregio.
Badia Vecchia e Palazzo dei Duchi di S. Stefano (XIV-XV sec.) esemplare testimonianza di gotico siciliano come sintesi di stili gotici, catalani ed arabi.
Villa Comunale fatta costruire da Lady Trevelyan sul finire del 1800.
Palazzo Corvaja  voluto intorno al 1300 dai Termes, nobili di origine catalana, ingloba la “guardia” saracena, una tozza torre fortilizia su due livelli e di forma cubica a richiamo della Mecca. Da un elegante portale ad arco inflesso si accede al cortile. Una breve rampa porta ad un poggio con due pannelli con rilievi di Adamo ed Eva tentati dal serpente e la punizione divina. Un piccolo portale ad arco inflesso con lo stemma a tre stelle dei Termes sul culmine, immette nella “Sala del Parlamento” dove nel 1410 si tenne l’assise dei nobili siciliani convocati a Taormina da Bianca di Navarra per l’elezione del nuovo re. L’ala trecentesca è nota come “Salone del Maestro Giustiziere”. Sul prospetto e sulle facciate si aprono leggiadre bifore e trifore trecentesche e quattrocentesche con snelle colonnine, ricchi capitelli, archetti e orli sagomati.
Porta Catania conserva un ballatoio a cinque caditoie e lo stemma aragonese di Taormina datato al 1440.
Porta Messina inaugurata (come riportato nella lapide in cima la Porta) nel 1808 da Ferdinando IV di Borbone, infatti conosciuta anche come Porta Ferdinandea in onore al re.
Torre dell'orologio del IX sec. parzialmente rifatta nel 1679, divide la città greco romana dalla medievale.
Madonna della Rocca Santuario inerpicato sulla montagna.
Castello di Taormina
Con la sua imponente struttura domina la città e l’ampio paesaggio circostante dall’alto di una rocca a 397 mt. s.l.m. Lo si vuole di manifattura araba  ma la sua origine si perde nella notte dei tempi. Vi si accede da un sentiero che conduce ad una porta, superato un avancorpo scoperto sorvegliato da camminamenti di ronda. La cinta muraria si innalza per oltre 4 mt.; alti non più di un metro, causa i rovinosi crolli, i resti murari interni che lasciano intuire un impianto preesistente.

Parchi e riserve

Riserva Isola Bella

Il nome all'isola fu dato dal Barone tedesco Wilhelm Von Gloeden,  che diffuse il valore del patrimonio artistico dell'isola in tutto il mondo. nel 1890,  fu acquistata da Lady Florence Trevelyan, nipote della Regina Vittoria, che vi costruì una piccola casa incastonata fra le asperità delle rocce calcaree. Un piccolo sentiero che parte dal Belvedere di Taormina attraverso scale e tratti di strada conducono ai 134 gradini della scala d’accesso alla Riserva; un contesto naturale  di elevata valenza paesaggistica, un impianto botanico naturale fatto di piante esotiche e rare  estremamente suggestivo, una miriade di variopinti organismi e  numerosi pesci tra relitti di navi e reperti archeologici arricchiscono i fondali. La spiaggia di quest’isola è una delle più belle di Taormina, mare cristallino, un luogo suggestivo e mutevole nei suoi colori, che ogni anno è meta prediletta da numerosissimi turisti provenienti da ogni parte del mondo.

Nel 1998 Isola Bella è stata dichiarata riserva naturale gestita prima dal WWF e successivamente dalla Provincia di Messina.

Tradizioni

Festa del patrono S. Pancrazio con processione sul mare.

La Festa di San Pancrazio si svolge il 9 luglio di ogni anno. Taormina infatti si ricorda il suo Patrono, San Pancrazio, martire e primo vescovo della cittadina. A San Pancrazio è dedicata la bella Chiesa barocca che sorge sulle rovine di un tempio greco del quale è ancora possibile scorgere le pietre del basamento. Oltre al Santo Patrono si porta in giro anche una statua di San Pietro. Questo perché proprio l'incontro con Pietro portò Pancrazio a convertirsi definitivamente. Non ci sono notizie storiche molto precise sul Santo Patrono di Taormina, bisogna quindi affidarsi alle agiografie dove si evince che nacque in Cilicia, ad Antiochia, nei primi anni del I secolo. Fu lo stesso Pietro a battezzarlo, a ordinarlo sacerdote e quindi vescovo di Taormina dove iniziò a predicare. I suoi modi garbati e il suo fervore nella fede fecero in modo che molti pagani si convertissero al cristianesimo, compreso il prefetto e diversi appartenenti alle famiglie patrizie. I detrattori del vescovo però non gradirono l'alta considerazione in cui veniva tenuto e organizzarono un agguato per ucciderlo a capo del quale si pose un tale Artagato che viene definito nelle agiografie come "adoratore degli dei" Invitò a casa sua Pancrazio per un banchetto con un gruppo di amici e impose al santo con la forza di baciare una statuetta lignea di un idolo. Si narra che egli fece il segno della croce e l'immagine andò in mille pezzi e ciò scatenò l'ira dei convenuti che lo aggredirono a pugni, morsi, bastonate e lo uccisero, poi occultarono il suo corpo in fondo a un pozzo. I discepoli di Pancrazio però trovarono il cadavere grazie a una luce divina che illuminò il pozzo e poterono dargli una degna sepoltura. Non si conosce con precisione la data del martirio di Pancrazio, i documenti riportano che avvenne durante l'impero di Traiano, salito al trono nel 98 d.C. ed è dunque presumibile che il vescovo fosse già in età molto avanzata nel momento della sua morte. Il culto del santo ebbe inizio fin da subito, ma fu durante l'occupazione bizantina che venne intensificato grazie al fatto che Pancrazio era di origine orientale, così la sua venerazione da Taormina. In occasione del periodo di festa la statua di San Pietro viene portata in solenne processione, il 29 giugno, raggiunge San Pancrazio e insieme vengono accompagnati al Duomo dove vi rimangono fino al 9 luglio, giorno della solenne processione. Le statue in tale giorno vengono portate in processione con i loro fercoli per le vie della città.

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TAORMINA La storia
Delle varie leggende circa l'origine di Taormina, quella che segue ci sembra, per frequenza di adozione da parte degli storici, quella che più si avvicina alla probabilità.

(testi tratti dalla guida del '89 su Taormina edita da Stereorama)
Dionigi, Tiranno di Siracusa intorno al 400 a.C., attaccò e distrusse la città di Naxos, che fu la prima colonia ellenica in Sicilia, dandone poi il territorio ai Siculi che abitavano le montagne intorno. Se ne pentì alcuni anni dopo, e tornò per stringere assedio intorno alla nuova città che già aveva edificato mura fortilizie intorno al nucleo del monte Tauro da cui il nome: Taurum-moenia (mura,riuscendo dopo estenuanti e cruente vicende ad assoggettarla senza però averla espugnata. Da qui in poi la leggenda lascia posto alla storia. Troviamo al governo di Taormina il saggio Andromaco, padre dello storico Timeo, che, stando a Plutarco, nel 345 a.C. accolse in città la spedizionedi Timoleone il corinzio al comando di mille opliti inviati dalla Grecia in aiuto alle proprie colonie per scongiurare il pericolo cartaginese; Timoleone sconfisse le truppe cartaginesi lungo il Belice (allora Cremiso) e, d' accordo con Andromaco, si adoperò anche per un energico ridimensionamento dei tirannelli vicini che nutrivano mire su Taormina.

Dopo Andromaco, Taormina fu governata da Agatocle - che esiliò Timeo - e, quando questi morì avvelenato nel 289 a.C., da Tyndarione che, di nuovo alle prese con i Cartaginesi, chiamò in aiuto le truppe di Pirro, che approdò nel 278 sulle coste di Taormina. Ripartito Pirro, Taormina si vide minacciata, oltrecchè dagli indomabili cartaginesi, dai mamertini, e si mise sotto la protezione - alcuni dicono il dominio - di Gerone Il di Siracusa, alleato di Roma dopo la presa della Sicilia da parte di Scipione nel 205.
Ebbe cosi inizio il periodo d'oro di Taormina che, per settant'anni, conobbe finalmente pace e sviluppo - nonchè prerogative particolari di autonomia nei confronti del potere di Roma: Cicerone infatti la elenca tra le tre città siciliane che vantassero il titolo di civitates liberae et foederatae (città libere ed alleate - a Roma), titolo che valeva l'indipendenza tributaria e, unicamente per Taormina, l'esclusione dall'obbligo di forniture militari.
 
Con la cruenta guerra servile, 135-132 a.C., il destino dorato di Taormina ebbe un brusco arresto: gli schiavi delle contrade ed i piccoli proprietari terrieri che avevano dovuto cedere i propri privilegi alla cupidigia dei romani erano infatti insorti contro il governo, e fatto strage di cittadini: tenuti d'assedio dalle truppe romane del console Rupilio, essi avevano resistito con furia disperata (si narrò addirittura di casi di cannibalismo), fino alla resa cui infine li costrinse il tradimento di uno di essi, Sarapione, che aveva aperto agli assediati la porta del presidio. Taormina riappare nelle cronache nel 41 a.C., come sfortunato punto di forza nella guerra che Pompeo mosse alle forze di Ottaviano: nelle acque di fronte a Naxos si combatte infatti la battaglia navale definitiva, quella che segnò la disfatta di Sesto Pompeo, e la conseguente vendetta del vincitore che degradò la città a colonia militare.
 
Fu l'ospitalità - o l'oculata diplomazia dei suoi abitanti; o forse fu l'importanza strategica della posizione; o forse la bellezza del posto e la mitezza del clima, uniti alla bontà del vino che vi si faceva (le vigne di Naxos, stando a quanto dice Plinio, furono innestate persino nei Colli Albani, e orce vinaie di terracotta con incisa l'origine tauromenita del prelibato contenuto sono state trovate fino a Pompei) e dei cefali che vi si pescavano: fatto sta che Taormina interessò sempre i potenti che armeggiavano nei dintorni della Sicilia, e riuscì ad ottenerne i favori - salvo purtroppo con i Saraceni.
 

 

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